Raffineria Tamoil, Cremona

Veduta della raffineria. a poche centinaia di metri di distanza scorre il fiume Po.
Fotografie, ricerca e testo di Luca Quagliato
DOVE: Ex-raffineria Tamoil, Cremona.
QUANDO: 1952/2007
PERCHÉ: Attività di stoccaggio e trattamento di idrocarburi in impianti in condizioni non ottimali.
CONTAMINANTI PRESENTI: Idrocarburi, MTBE, BTEX, Piombo
STATO ATTUALE: uno sbarramento idraulico impedisce ulteriore contaminazioni, ma i terreni della raffineria e a valle risultano ancora inquinati.

Bisogna risalire al 1954 per conoscere le origini della ex-raffineria Tamoil di Cremona. 800.000 metri quadri dedicati al trattamento di idrocarburi e combustibili fossili, oltre allo stoccaggio di ingenti quantità di semilavorati e prodotto finito.

A pochi metri scorre il fiume Po ma non solo: a sud-est un quartiere residenziale e a sud-ovest gli impianti sportivi della Canottieri, frequentati da migliaia di cittadini ogni anno.

E’ il 2001 quando la raffineria si “autoaccusa” di inquinamento della falda acquifera e dei terreni. Una procedura che ha permesso all’azienda di svincolarsi dall’obbligo di messa in sicurezza dell’area con lavori che sarebbero dovuti partire entro 48 ore. Così invece, la Tamoil si dichiara proprietaria di un terreno inquinato in precedenza, e il processo di “pump and threat” delle acque inizia dopo 6 anni, quando viene appurato che le pessime condizioni dell’impianto fognario dello stabilimento hanno permesso lo sverso di tonnellate di idrocarburi nelle acque profonde e superficiali. Anni di sversi incontrollati che hanno compromesso irrimediabilmente l’ambiente naturale sulle rive del fiume più grande d’Italia che sfocia poi in un’area naturalistica di grandissimo valore come quella della foce del Po. La situazione era così grave che gli impianti sportivi della canottieri furono chiusi perchè c’era un concreto rischio di esplosione a causa delle miscele di cui era saturo il terreno e addirittura i pozzetti delle strutture.

Intanto, dal 2007 l’intervento di emergenza a salvaguardia della falda acquifera ha permesso di arrestare la diffusione dei contaminanti, ma il disastro è già avvenuto e nel 2016 viene confermata in appello solo una delle quattro condanne del processo penale nei confronti della dirigenza Tamoil. Enrico Gilberti, ex amministratore delegato dal 1999 al 2006 viene condannato in appello a tre anni per disastro colposo. Nella sentenza del 20 Giugno 2016 cadono anche le accuse di avvelenamento ambientale e disastro doloso, ma viene riconosciuta la responsabilità dell’azienda, che a questo punto dovrà risarcire e coprire i costi di bonifica all’interno e all’esterno dell’area industriale.

Nessuna dimostrazione invece dei potenziali danni alla salute degli abitanti e lavoratori della zona: Tamoil si fa forte di uno studio epidemiologico dell’Università Statale di Milano, che testimonia come fra gli ex lavoratori dell’azienda non ci sia stato un aumento della mortalità legato a tumori e cause direttamente collegate all’esposizione a inquinanti come il Benzene e altri idrocarburi. L’uso di attrezzature di sicurezza dovrebbe aver garantito la sicurezza dei lavoratori, ma la tematica sarebbe da approfondire nella sua complessità, poichè l’inquinamento della falda potrebbe aver esposto migliaia di individui, animali e piante all’assimilazione di sostanze cancerogene.

Nell’ambito del processo emergono anche le critiche all’immobilismo dell’Arpa, e va notata anche una generale tendenza della politica a non “attaccare” (nè il comune di Cremona nè il Ministero dell’Ambiente si costituirono parte civile al processo) il colosso petrolifero.

Bonifica che dovrebbe partire dalla dismissione dell’impianto (che non lavora più idrocarbuiri dal 2011 e da allora è stato declassato a deposito) ma dai tempi ancora incerti. Tamoil infatti avrebbe dovuto presentare il piano di dismissione, ma ancora nulla si è mosso e lo scenario da “Deserto Rosso” del cremonese è destinato a rimanere al suo posto fino a data ignota.

Veduta della conca del porto fluviale di Cremona. Sullo sfondo scorre il fiume Po.