Forno Allione, Brescia

La "collina dei veleni", in primo piano la copertura che mette in sicurezza la discarica di rifiuti pericolosi. Sullo sfondo, i capannoni della ex Union Carbide ed Ex Snia.
Fotografie, ricerca e testo di Luca Quagliato
DOVE: Forno Allione, frazione di Berzo Demo, Brescia.
QUANDO: anni ’60/’80
PERCHÉ: Sverso deregolamentato di scorie di lavorazione, trattamento di rifiuti pericolosi in modo non idoneo.
CONTAMINANTI PRESENTI: piombo, arsenico, nichel, cianurifluoruri
STATO ATTUALE: in fase di caratterizzazione, messa in sicurezza parziale.

La val Camonica è una delle valli più estese in Lombardia. Natura e storia ne fanno una delle valli più ricche di attrattiva in Italia, ma un’ombra si allunga nella valle: a Forno Allione, frazione di Berzo Demo, si trovano i capannoni della ex-Ucar Carbon, che si occupava della produzione di elettrodi di grafite per le acciaierie del bresciano.

L’azienda, operativa dal 1924 al 1994 sotto diversi nomi, scaricava abusivamente i rifiuti e i residui della produzione industriale nei terreni limitrofi. Una pratica criminale, che ha contribuito alla creazione di una vera e propria collina artificiale di veleni e rifiuti esposti alle intemperie, e a pochi metri dai torrenti che confluiscono nel fiume Oglio e dall’acqua di falda. Inoltre, pare che l’azienda sepellisse rifiuti anche in altri siti nei dintorni, venduti poi ad altre aziende e su cui non è possibile effettuare rilevazioni.

Una vera e propria tomba di rifiuti speciali e pericolosi nel silenzio della valle.

Negli anni ’90 una prima bonifica, finanziata dalla Graftech (multinazionale statunitense succeduta alla Ucar Carbon), ma nonostante ciò a oggi dalla “collina dei veleni” continuano ad affiorare rifiuti, e ci sono forti dubbi sull’effettivo ripristino ambientale dell’area.

A seguito della dismissione della Graftech e della presunta bonifica, Provincia e Regione rilasciano le autorizzazioni per la lavorazione di rifiuti speciali e pericolosi allo scopo di trattarli per creare MPS (materie prime secondarie) trattando rifiuti provenienti da tutto il mondo.

La Selca tratta i rifiuti per anni, fino al 2010, anno del fallimento e di avvio di un procedimento tutt’ora in corso a carico dei due titolari dell’azienda che riguarda il traffico internazionale di rifiuti. Un processo complicato, in cui gli imputati vengono accusati di aver commerciato un carico di rifiuti proveniente dall’Australia e che, non trattato, sarebbe stato lasciato esposto alle intemperie nel piazzale dell’azienda e rivenduto.

Nel 2013 la Graftech ha effettuato la messa in sicurezza di una porzione della “collina dei veleni”, ricoprendola con dei teli e creando canali di scolo per le acque. Rimane invece chiusa al pubblico ma esposta alle intemperie l’area di proprietà comunale, in attesa che vengano stanziati fondi per la messa in sicurezza.

Forno Allione è quindi al centro di due vicende non direttamente collegate, ma che dipingono un quadro inquietante per un’area fortemente compromessa e inquinata da attività industriale, al centro di un’indagine che dovrebbe iniziare a far luce sulla reale entità del rischio ambientale e dell’effettivo bisogno di una bonifica definitiva sotto stretto controllo da parte delle istituzioni.

La "collina dei veleni", in primo piano la parte messa in sicurezza dalla Graftech, sullo sfondo la collina di proprietà comunale ancora esposta alle intemperie.
Il torrente che confluisce nel fiume Oglio.
Il piazzale della Ex-Snia su cui sono rimasti per anni i rifiuti pericolosi esposti alle intemperie.