Ex C&C – Pernumia

Vista di parte del capannone principale della ex C&C di Pernumia. I cumuli di scoriearrivano fino a 10 mt di altezza.
Fotografie, ricerca e testo di Luca Quagliato
DOVE: Pernumia, Padova.
QUANDO: 2002/2005
PERCHÉ: trattamento illecito di rifiuti pericolosi.
CONTAMINANTI PRESENTI: Nichel, Cromo, Rame, SelenioIdrocarburi.
STATO ATTUALE: la bonifica è ferma e in attesa di essere completata dopo una prima tranche di lavori di caratterizzazione e asportazione.

Nella bassa padovana, in una zona a forte rischio idrogeologico per via delle possibili esondazioni della fitta rete di canali e soggetta a fenomeni metereologici violenti e imprevedibili, quasi 50.000 tonnellate di scorie industriali sono ammucchiate in pile alte fino a 10 mt, in una struttura compromessa, dove ancora oggi, nonostante i lavori di messa in sicurezza, si infiltra acqua piovana che dilava i cumuli di rifiuti speciali e pericolosi, contenenti prevalentemente idrocarburi e metalli pesanti.

Per scoprire l’origine di questa bomba ecologica bisogna risalire al 2002, quando viene autorizzata l’attività di recupero e trattamento di scorie provenienti da industrie chimiche, siderurgiche e termoelettriche per la creazione di MPS (Materie Prime Secondarie) da utilizzare in lavori stradali.

Come nel caso di Forno Allione e altre storie simili (tra le quali quelle emerse dall’analisi dei materiali utilizzati per la costruzione della Tangenzialina di Orzivecchi o della BreBeMi) l’azienda che si dovrebbe occupare di questa attività secondo parametri di sicurezza molto rigidi avvia un’attività illegale di trattamento di rifiuti pericolosi e speciali, accumulando enormi quantità degli stessi nei capannoni e mettendo in grave pericolo la salute degli abitanti della zona.

Fino a 50 tir carichi di rifiuti al giorno, anche di notte, consci del fatto che lo smaltimento illegale non potrà avvenire per sempre. Nel 2005, l’attività dell’azienda viene sospesa e il proprietario arrestato. Nonostante i forti odori nell’aria, le denunce degli abitanti e la diffida della provincia l’attività era continuata fino ad allora, permettendo l’accumulo di 52.000 tonnellate di rifiuti.

Nel 2007 viene finalmente avviata una caratterizzazione dei rifiuti:  i cumuli sono di origine differente, si mescolano tra di loro e contengono prevalentemente idrocarburi e Nichel. Inoltre il capannone versa in stato di abbandono e degrado, la pressione sulle pareti esterne mette a rischio la tenuta della struttura, dal tetto filtra acqua piovana e uno dei portoni e scardinato. Siamo nel 2009 e gli interventi di messa in sicurezza non possono più attendere, ma le procedure burocratiche per lo stanziamento dei fondi portano solo a interventi parziali, tra i quali la rimozione di quasi 3.500 tonnellate di rifiuti sepellite nel piazzala antistante i cappanoni.

Lo stanziamento di 500.000 € avviene nel 2011, ma è solo a Settembre 2013 che iniziano ufficialmente le operazioni di bonifica del primo capannone, quello con la più alta concentrazione di scorie pericolose. Dalla fine del primo lotto di bonifiche, avvenuto a Novembre 2015, risulteranno asportati 2.772 tonnellate di rifiuti sulle 52.000 tonnellate presenti.

Da allora i lavori sono fermi, e la sagoma della ex C&C si staglia cupa con le abitazioni a ridosso del muro di cinta, il canale Vigenzone che in caso di forti piogge rischia di esondare e provocare un disastro ambientale in tutta l’area fino alla Laguna di Venezia e i due comitati (SOS C&C e La Vespa) impegnati per far si che l’attenzione resti alta in Europa (l’ultimo appello al parlamento europeo risale a Novembre 2016, e lo puoi ascoltare qui Petizione Comitato SOS C&C) e ripartano al più presto le operazioni di bonifica e di caratterizzazione dell’area esterna al capannone.

Gli imputati coinvolti nel procedimento giudiziario sono stati condannati in primo grado nel 2009, 11 condanne mai confermate in secondo grado per sopraggiunta prescrizione a causa di un errore  da parte della cancelleria del Tribunale di Venezia.

Il canale Vigenzone, più volte a rischio esondazione. Nel 2014 viene allertato il genio civile per posizionare barriere di contenimento ed evitare che le acque entrino nel capannone spargendo i fanghi nelle zone coltivate.
All'interno del capannone della ex C&C, i cumuli di rifiuti sono dilavati dalle acque piovane che filtrano dal tetto.
Le abitazioni adiacenti al muro di cinta della ex C&C. Gli abitanti del luogo hanno convissuto con le esalazioni e le polveri provenienti dal capannone per tutti gli anni di attività.
All'interno del capannone della ex C&C. I cumuli di rifiuti hanno colori diversi a seconda della provenienza, ma si mescolano fra loro e non possono essere separati, quindi sono stati classificati come rifiuto pericoloso.