Discariche di Montichiari

La discarica Valseco 1 e 2 per la gestione di rifiuti pericolosi.
Fotografie, ricerca e testo di Luca Quagliato
DOVE: Vighizzolo, frazione del comune di Montichiari, Provincia di Brescia.
QUANDO: anni ’60/presente
PERCHÉ: ipersfruttamento del territorio per il conferimento di rifiuti, anche in modo abusivo.
CONTAMINANTI PRESENTI: non esiste un piano di caratterizzazione.
STATO ATTUALE: l’area è costellata da decine di discariche tra cui spiccano i tumuli di quelle autorizzate. Impossibile verificare la situazione delle discariche abusive in quanto spesso mimetizzate nel territorio. Il territorio risulta irrimediabilmente compromesso, sebbene le discariche autorizzate siano monitorate in quanto attive.

Ho cominciato negli anni ’60, ma sono stato subito chiaro: io non faccio droga e omicidi, io faccio la monnezza. Perché la monnezza è oro […] 10 lire al chilo per la camorra, 25 lire al chilo per la politica. Ho festeggiato 2 miliardi in contanti al ristorante, una sera. E ancora mi chiamano, dopo anni. E sono grandi industriali, non piccoli […] Ah, il Nord è davvero molto rovinato. I rifiuti li abbiamo portati solo in Lombardia, fino al 1987.[…] Montichiari? Me la ricordo bene e così Ospitaletto, Castegnato, Rovato. Fino a Mantova siamo arrivati. Dappertutto. Tutte le cave che stanno lì, guarda, son tutte piene. State peggio di noi, siete più rovinati di noi.

Nuzio Perrella, pentito di Camorra, 17 Novembre 2016

Uscendo da Brescia in direzione Sud-Est, in direzione aereporto, la monotona pianura della bassa bresciana si trasforma improvvisamente in un paesaggio collinare. Colline artificiali, composte da milioni di metri cubi di rifiuti sepolti in quello che è stato definito “l’immondezzaio d’Italia”. Un business fiorente nella terra delle cave, dove le enormi buche scavate per estrarre la ghiaia sono state convertite negli anni in discariche di ogni genere.

La provincia di Brescia è campione d’Italia per la quantità pro capite di rifiuti. I dati parlano chiaro: rispetto alle 37,8 t/abitante della media italiana, a Brescia e provincia il dato arriva alla cifra mostruosa di 411,59 t/abitante. Una condizione dovuta alla conformazione del terreno, adatto all’estrazione di ghiaia da costruzione e storicamente avvezzo alla presenza delle “buche”, cave profonde diversi metri e riempite poi degli scarti di lavorazione delle industrie (in particolare le famigerate scorie di fonderia), di rifiuti provenienti da tutta la penisola e dall’estero, dall’amianto prelevato in fase di bonifica altrove e collocato in discariche speciali senza tener conto di quanto una concentrazione tale di rifiuti nel territorio possa costituire un pericolo per la salute degli abitanti della zona, oltre che una potenziale fonte di inquinamento per l’ambiente.

Di tutte le discariche presenti nel bresciano, quelle nel comune di Montichiari (e in particolare nella frazione di Vighizzolo) sono in una concentrazione da record, 21 discariche di cui 11 abusive e mimetizzate con l’ambiente rurale, per un totale di 15.000.000 di m³ di rifiuti anche pericolosi.

La frazione di Vighizzolo si sviluppa lungo una strada che si inoltra nelle campagne. Le case la scuola e i campi coltivati vivono all’ombra delle discariche. Quelle più vicine distano appena 350 metri in linea d’aria. E’ proprio a Vighizzolo che è nato il comitato SOS Terra, che ha condotto studi e battaglie per impedire l’apertura e l’ampliamento di nuove discariche sul territorio. E’ anche grazie all’azione decisa di questo comitato che della situazione del piccolo comune bresciano si è parlato sui media nazionali, e nel 2014 è stato varato dalla Regione Lombardia l’Indice di Pressione Ambientale (poi rivisto con norme più restrittive nel 2017), che limita la possibilità di aprire nuove discariche dove il territorio è già fortemente compromesso, come nel caso di Montichiari.

L’introduzione della norma, che non ha carattere retroattivo, potrebbe fermare lo sfruttamento di questo territorio nonostante le rimostranze degli imprenditori legati al business dei rifiuti, ma la norma vacilla sotto i colpi dei ricorsi e le pressioni degli imprenditori legati al ciclo di gestione dei rifiuti, come nel caso della discarica “Padana Green” (la cui apertura era già stata autorizzata prima che entrasse in vigore la norma) e la partenza dei lavori per l’ultima discarica autorizzata: 327.000 m³ di rifiuti speciali e pericolosi da conferire in una ex cava. Per i passanti, una nuova collina artificiale nel paesaggio, per gli abitanti un’altra minaccia per la salute e l’ambiente.

La discarica Valseco 2 per la gestione di rifiuti pericolosi.
La discarica Ecoeternit per il trattamento di rifiuti non pericolosi contenenti Amianto.
La discarica A2A "Cava Verde"